A proposito di “sharenting”, genitorialità e social

6 Novembre 2019

Tempo di lettura: 2 min.

È sempre più diffusa la tendenza da parte dei genitori di condividere le foto dei propri figli sui social network. Dall’ecografia ai successi sportivi, ogni momento, anche quello più personale viene raccontato e reso pubblico. Le immagini di neonati, bambini e adolescenti riempiono le bacheche e i feed di mamme e papà da WhatsApp a Facebook.

Il piacere di raccontare la propria famiglia ha come contro altare la sovraesposizione dei minori.

Con il termine inglese “sharenting” – combinazione di sharing (condividere) e parenting (genitorialità) il Wall Street Journal ha definito le troppe condivisioni ad opera dei genitori, aprendo il dibattito su come possa essere tutelato il diritto alla privacy dei minori.

In Francia, mamme e papà possono essere denunciati dai figli, una volta diventati adulti, per aver condiviso immagini in rete senza il loro permesso. La legislazione francese sulla privacy, infatti, prevede un obbligo di responsabilità di ciascun genitore nei confronti dell’immagine dei figli. Le pene? Fino a un anno di detenzione o 35mila euro di multa per chi pubblica immagini di bambini, figli compresi, senza il consenso dell’interessato.

Ma la tutela della privacy non è il solo risvolto di questa questione.

Sempre più spesso la cronaca ci segnala casi in cui le immagini messe in rete dagli stessi genitori vengono manipolate e pubblicate in siti e in contesti non appropriati.

Le fotografie digitali infatti sono corredate da una serie di dati (i cosiddetti metadati) che consentono di risalire a importanti informazioni, tra le quali ad esempio le coordinate GPS di longitudine e latitudine di scatto, che consentono di collocare il soggetto rappresentato nello spazio.

Si aprono quindi tutta una serie di questioni relative alla protezione dei minori.

Come difendere i nostri bambini?

Uno spunto di riflessione, soprattutto per chi ha figli piccoli, è provare a capire se e come i bambini comprendono appieno le conseguenze della condivisione delle loro informazioni private.

Dall’altro lato, sarebbe utile che ciascun genitore scegliesse e valutasse le implicazioni della propria scelta di condividere le informazioni dei propri figli. In particolar modo se questi contenuti hanno anche un valore di marketing (come nei casi delle mamme influencer).

Pensare in modo critico alla condivisione è rilevante perché i genitori non pubblicano solo cose che riguardano sé stessi, ma anche dei loro figli.

Lo storytelling delle vite familiari è divertente e appassionante. Avvicina le persone, incuriosisce e fa community. I social permettono alle mamme e ai papà di condividere la propria esperienza genitoriale allargando la propria cerchia, scambiandosi consigli e informazioni. E tutto ciò è senza dubbio positivo oltre che utile.

Ma prima di postare un qualsiasi contenuto forse è bene pensarci due volte.

Buon sensoconsapevolezza rispetto a quanto si sta divulgando sui social sono due dei criteri che dovrebbero accompagnare e guidare ogni nostra condivisione.

A maggior ragione questa valutazione va fatta quando l’oggetto del post è la foto del proprio figlio.

 

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