di Damiana Aguiari

È possibile giocare, imparando a programmare, senza usare nessun dispositivo? È la domanda che mi sono posta qualche settimana fa, vedendo la voglia di uscire di casa e passare il tempo al parco di mia figlia, ma anche di diversi bambini e adolescenti intorno a noi.

Il periodo di lockdown ci ha portato tutti quanti a trascorrere ore ed ore davanti agli schermi, per una riunione, per salutare i parenti lontani, per un aperitivo virtuale con gli amici e, ovviamente, per le lezioni scolastiche. Un po’ di distacco dagli schermi credo che ora faccia bene a tutti.

Allora sono partita alla ricerca di attività da fare senza schermi, ma che avessero comunque a che fare con robotica e programmazione. Ci sono la pixel art, i circuiti morbidi con la plastilina, la costruzione degli automi di cartone… Il gioco che però trovo più interessante e che vi propongo qui, da fare a casa o al parco, si chiama “CodyRoby”: un metodo di educazione al coding unplugged, quindi senza schermi né prese elettriche, per l’insegnamento del pensiero computazionale, cioè per “imparare come ragionano i robot e i computer” e propedeutica alla programmazione visuale a blocchi.

CodyRoby è stato sviluppato da Alessandro Bogliolo dell’Università di Urbino e tutti i materiali sono liberamente accessibili. Il nome è formato dai due ruoli del gioco: Cody è chi programma il codice, Roby è il robot che lo esegue.
Si può giocare stampando le carte e creando il tabellone come un gioco di società oppure è possibile crearne una versione gigante dove sono i bambini stessi a muoversi sulla griglia di gioco. La griglia quadrata 5X5 può essere creata con del nastro isolante colorato, con lo scotch carta oppure con dei gessetti, disegnando nella sabbia o sulla terra con dei bastoncini. Insomma, è davvero semplice e si lascia molto spazio alla creatività.

Avevo già provato il gioco come educatrice in un centro estivo e in quel caso avevamo creato un’attività di narrazione ispirata all’ambientazione di Robin Hood, ribattezzato per l’occasione “Robot Hood”. Robot Hood doveva muoversi sulla griglia per raggiungere Robot Marian, evitando i pericoli (il principe Giovanni, Sir Biss, la prigione) e passando invece sui personaggi amici (Lady Cocca e Little John). Come si poteva muovere sulla griglia? Seguendo le indicazioni dei bambini Cody, a voce oppure con le carte: AVANTI è un passo avanti, DESTRA gira a destra ma restando sullo stesso quadrato, SINISTRA gira a sinistra ma restando sullo stesso quadrato. Con queste regole base è possibile costruire anche dei giochi di sfida a squadre. Bogliolo ha creato di recente anche una serie di video, pensati proprio per i genitori, in cui sono spiegati alcuni dei possibili giochi da fare con CodyRoy in famiglia: https://youtu.be/lqcEqEGruEs

Mia figlia però è troppo piccola per questo tipo di attività, quindi a lei ho proposto la variante CodyFeet, pensata per la scuola dell’infanzia. Se in CodyRoby le istruzioni sono sulle carte, in CodyFeet si trovano direttamente rappresentate sulle tessere quadrate che compongono il percorso, una per tessera. È come se la protagonista del gioco fosse un robottino che legge le istruzioni con i piedi: quando arriva su una tessera legge l’istruzione (girati a destra, girati a sinistra, vai dritto), la esegue e passa alla successiva, spostandosi sulla tessera di fronte a sé.

Anche in questo caso le tessere sono liberamente stampabili; le ho riprodotte in formato A4 e le abbiamo colorate insieme con la tempera, con i colori previsti (rosso, giallo e grigio). Per aggirare la normale difficoltà a distinguere la destra dalla sinistra ho usato due braccialetti, gialli e rossi come il colore delle indicazioni. Per rendere l’attività più interessante ho aggiunto delle “carte fiore”, per simulare una raccolta.

Abbiamo giocato in cortile ed è stato molto divertente. Prima lei ha provato diverse volte i percorsi proposti per raccogliere tutti i fiori, poi ha voluto anche lei costruire il percorso.

Sia che si tratti di CodyRoby o di CodyFeet è divertente scambiare spesso i ruoli in modo che sia bambini che gli adulti della famiglia possano provare ad essere, a turno, il robot o il programmatore. Vi consiglio anche di costruire del “materiale di scena” per l’ambientazione: una maschera da robot per chi si muoverà sulla griglia oppure un personaggio conosciuto o inventato. Il coding, unplugged o no, può essere una base interessante per ricreare storie conosciute, fiabe classiche o ispirate agli albi illustrati che preferite, oppure lasciare alla libera fantasia dei bambini il racconto di storie nuove.

A volte per fare educazione al digitale non serve l’ultimo modello di robot ma bastano fogli, colori, immaginazione, creatività e tanta voglia di mettersi in gioco!