di Roberta Franceschetti

Lavoro abitualmente da casa, per cui la nuova modalità di smart working non mi ha colta del tutto impreparata. C’è però una variabile di cui prima non dovevo tenere conto: la presenza di mio figlio e, talvolta, anche di mio marito. Durante il confinamento a causa del Coronavirus sono stata costretta a sviluppare una nuova strategia di sopravvivenza per tutelare il mio lavoro e la pace familiare, facendo tesoro della mia precedente esperienza.
Ecco alcune regole che cerco di seguire (non sempre con successo).

1. Trovate uno spazio tutto vostro
Individuate il vostro spazio di lavoro, dove collocare la vostra postazione, con pc, materiale di cancelleria, faldoni, documenti… Se, come probabilmente accade alla maggior parte di noi di questi tempi, non potete avere a vostra disposizione una stanza tranquilla tutta per voi, individuate un angolo della casa, lontano dalle rotte migratorie degli altri componenti della famiglia.
Quando si lavora da casa la tentazione di spostarsi con il proprio pc dalla scrivania al divano, dalla cucina al letto, a seconda dei momenti della giornata e delle diverse attività dei figli, è forte. Meglio invece individuare uno spazio tranquillo che sia solo vostro, dove il wifi prende bene e dove avere tutto a portata di mano.

2. Stabilite delle regole condivise con il resto della famiglia
Qualche anno fa il video di un’intervista della BBC fece il giro del mondo: durante una diretta, alle spalle dell’intervistato si vede la porta che si spalanca e due bambini che fanno allegramente irruzione nella stanza, seguiti dalla madre che cerca di riacciuffarli e trascinarli fuori. Imprevisti di questo genere sono all’ordine del giorno se siete in modalità smart working e i bambini sono a casa con voi. Meglio allora organizzarsi e stabilire delle regole. Se avete figli piccoli dovrete cercate di organizzare call o altri collegamenti di lavoro quando l’altro genitore è libero di accudirli. Se i ragazzi sono invece più grandi, concordate con loro delle zone e degli orari off-limits oppure dei segnali convenzionali che facciano capire che siete impegnate in una chiamata di lavoro.
Potete anche scegliere la strada dell’ironia, seguendo l’esempio della mamma inglese il cui “avviso” è girato nelle chat di WhatsApp nelle scorse settimane.

(Avviso importante
Rivolto a tutti i residenti
Vostra madre non è qui

La cosa che pensi di vedere dentro questa stanza non è tua madre.
È un avvocato sotto stress perché deve tenere videoconferenze con studi legali e udienze telefoniche con i giudici da casa, mentre cerca al tempo stesso di districarsi tra le scartoffie e uno tsunami di email.

Al momento non può eseguire alcuna delle funzioni parentali.
A meno che tali funzioni parentali non siano richiesta da un’emergenza di tipo sanitario (definita come dolore insopportabile o qualunque episodio di sanguinamento per più di 3 minuti).

Quando questo avviso verrà rimosso, gli ordinari servizi materni riprenderanno.

Per evitare qualunque dubbio, la fame non è un’emergenza di tipo sanitario).

3. Stabilite degli orari
Quando si lavora da casa, si tende a non “staccare mai la spina”, rispondendo alle mail dopo cena e durante il week end: il cellulare è sempre acceso e il computer è sempre a portata di mano. Ma a lungo andare questi ritmi sono controproducenti, perché impediscono di riposare e dedicare tempo e attenzione alla famiglia. Meglio allora stabilire degli orari e spazi “work free”, in cui i dispositivi sono spenti o silenziati, per esempio durante i pasti, alla sera e durante il week-end (un concetto che diventa labile in tempi di lockdown, che in molti casi ci ha fatto perdere, insieme alla routine quotidiana, anche la cognizione del tempo).

4. Non distraetevi
Il messaggio che riceviamo su Instagram, la lavastoviglie che ha finito il ciclo di lavaggio, quella libreria che chiede di essere spolverata da secoli: le distrazioni per chi lavora da casa si moltiplicano, mentre il rischio di passare costantemente dalla dimensione professionale alle faccende domestiche è costante. Così si perde concentrazione e tempo: meglio fare una cosa per volta e organizzarsi nell’arco della giornata suddividendo il proprio tempo tra lavoro, casa e cure da dedicare alla prole e a noi stessi.

5. Preparatevi come se doveste uscire
Quando lavoriamo da casa per tempi prolungati, il rischio di passare in pigiama tutta la giornata è elevato, soprattutto nel momento difficile che stiamo tutti attraversando. Non rinunciare ai riti quotidiani è però un toccasana per l’umore e l’autostima.

6. Anche se siete a casa, state lavorando
Anche se indossiamo le pantofole, stiamo lavorando. Chi è abituato alla modalità smart working sa che una delle cose più difficili è far comprendere alla propria famiglia che, benché in casa, abbiamo tutto il carico di chi si reca in ufficio, ad eccezione del tragitto per recarsi sul luogo di lavoro, per cui non è detto che si abbia il tempo per seguire il pittore, ritirare l’assicurazione o far riparare la bicicletta. Il coronavirus forse ha ridotto un po’ questo gap perché ha allargato ad una platea più ampia le nuove modalità lavorative. Farlo comprendere ai nostri figli sarà invece più difficile. Ma per questo, c’è sempre il punto 2.