di Damiana Aguiari

Alla scuola dell’infanzia Il Trenino di Bologna c’è un computer funzionante con mouse e tastiera, con cui i bambini possono interagire. Perché portare un computer in una scuola frequentata da bambini sotto i 6 anni? L’ho chiesto ad Antonella Santilli, coordinatrice pedagogica di Open Group, che gestisce quella scuola per conto del Comune di Bologna.

Cosa ci fa un computer in una scuola dell’infanzia?
In una scuola dell’infanzia e in un nido. Il computer c’è anche a Hygeia (nido privato a Bologna ndr), con tastiera e mouse. Al nido il computer non è acceso, ma crea comunque un centro di interesse per il digitale. Viene utilizzato al pari di altri angoli presenti nella sezione, come la cucina, l’asse da stiro, le bambole con il bagnetto. Sono tutti ambienti pensati per sostenere il “gioco simbolico”, cioè il “gioco del far finta di”, il gioco di imitazione di ciò che vedono fare dagli adulti. Una scopa può diventare un cavallo oppure può diventare lo strumento per imitare la mamma o il papà mentre puliscono. Un computer può servire per imitare mamma e papà mentre lavorano al PC. Al Trenino funziona allo stesso modo, ma sono accesi. Alla scuola dell’infanzia, comunque, i bambini non sono mai lasciati soli davanti al computer, ma c’è sempre un’insegnante vicino che invita ad un uso condiviso e non solitario, così come per tutti i dispositivi digitali. Si sta al computer con un piccolo gruppo di bambini, quindi, mai da soli.

Non è però un oggetto che si trova di consueto in una scuola dell’infanzia o in un nido. Come siete arrivati a creare anche l’angolo del digitale?
È stato un percorso che è durato 4 anni e che ha visto il coinvolgimento delle famiglie. Crediamo nell’importanza di far partire l’educazione al digitale fin dai bambini sotto i 6 anni, ma anche che sia necessaria la condivisione dei genitori. Le famiglie possono avere posizioni contrastanti su questo tema, soprattutto se hanno scelto una scuola come Il Trenino dove uno dei pilastri è l’outdoor education, l’educazione all’aperto. Digitale e natura vengono spesso presentati come antitetici, ma noi crediamo che non sia così. Anzi, proponiamo che percorsi in cui il digitale diventa strumento dell’educazione all’aperto.

Quali altri utilizzi del computer possono fare i bambini  a scuola?
Il PC viene usato anche per i primi esperimenti di scrittura. Noi non anticipiamo l’apprendimento della lettura e della scrittura. Seguiamo invece la linea del maestro Franco Lorenzoni, secondo cui ciascun bambino può avvicinarsi alla scrittura tramite delle proprie forme di sperimentazione. Se da una parte usiamo i silent book (i libri illustrati senza parole) per stimolare la loro capacità di narrazione, allo stesso modo con il digitale ogni bambino può creare con la tastiera dei propri messaggi. Ogni bambino poi legge ai compagni i messaggi che ha “scritto” nella propria “lingua di fantasia”.
Il punto non è tanto il fatto che ci sia un computer in sezione, quanto come viene usato e proposto. Per esempio noi non abbiamo detto ai bambini come si accende, non c’è stata una lezione “come funziona il computer”, ma una scoperta insieme a loro. Le maestre hanno chiesto: “Secondo voi, come si accende? E come si spegne?”. Poi hanno spiegato loro che i loro messaggi sono “segreti” e hanno chiesto ai bambini come fare per fare in modo che chi entra a scuola non li veda. Sono stati i bambini a proporre di usare “una parola magica”, la password. Si propone così un primo avvicinamento al concetto di protezione dei propri dati. 

L’angolo del digitale attira particolarmente i bambini rispetto ad altre attività?
No, ed è stato un dato molto interessante anche per noi. L’angolo del digitale viene usato al pari di tutti gli altri e anzi, i bambini mostrano sempre di preferire l’esperienza diretta e concreta. Nessun bambino rinuncia ad una esplorazione in giardino per stare a scrivere davanti al computer.

C’è stato qualche cambiamento nei bambini e il loro rapporto con il digitale in questo periodo in cui alcuni di loro hanno passato molto tempo a casa mentre i genitori lavoravano in smart working?
Qualche cambiamento l’abbiamo visto al nido. Le famiglie ci hanno raccontato che telefoni e TV in questo periodo esercitano nei bambini un’attrattiva maggiore. I genitori hanno usato in questo periodo i dispositivi come tappabuchi, come mediazione, perché si sono trovati in situazioni complesse e non sono riusciti a fare in altro modo. Sono utilizzi che noi solitamente sconsigliamo, mentre invece sollecitiamo un uso condiviso, bambino e genitore. Abbiamo aiutato i genitori a gestire queste loro preoccupazioni. Per esempio, consigliando di alternare e sostenere la narrazione di quanto i bambini vedono sullo schermo. A partire dai video inviati dalle educatrici durante i giorni di chiusura del nido, consigliamo di guardare il video insieme ma soprattutto dopo cantare la canzone proposta o fare l’attività proposta anche non online, senza lasciare il bambino da solo davanti allo schermo.