di Maria Cecilia Averame

Siamo in casa con i nostri figli da alcune settimane, e ve ne saranno ancora. La situazione è tesa, e anche nelle nostre case la convivenza può non essere semplice.

Da parte mia, il mio primo figlio quest’anno ha la maturità. Si sveglia alle otto meno cinque e alle otto è sul divano con la felpa sopra il pigiama ad ascoltare lezioni in streaming. Ha una tabella simile al solito orario scolastico, ma negli intervalli invece che chiacchierare con i compagni compare in cucina a pretendere la colazione. Questa mattina sono entrata in sala di soppiatto, e lui mi ha risposto “non ti preoccupare mamma, ho detto ai prof che il microfono del mio computer non funziona così posso fare dell’altro”. Ehm.

Si è subito corretto: “Ma no, io sto attento, ma così non vi impedisco di passare per la sala, se no la prof sente tutto”. Ma che gentile, mente ai prof. per noi!

Non ho la prontezza di rispondere, anche perché nel frattempo la piccola, seconda elementare, è apparsa in cucina. “Mi dai il tuo computer? È per fare i compiti!” mi dice, fiera del suo nuovo status: adesso anche lei “ha bisogno di un computer per studiare, mica per gioco!”. Il problema è che sta imparando la tabellina del sette, “usare il computer” vuol dire ascoltare una filastrocca sui numeri e cercare di impararla a memoria (stonando) ad alta voce. Il gatto, unico della famiglia cui è permesso entrare e uscire a piacimento, sgattaiola fuori appena la vede.

Intanto, si sono fatte le dieci e il secondogenito quindicenne ancora non si vede. La sua scuola utilizza un metodo molto “old style”: gli insegnanti scrivono i compiti sul registro elettronico, i ragazzi li fanno, caricano una foto fatta con il cellulare entro il termine stabilito e ricevono in seguito una correzione collettiva. Il risultato è che “può fare i compiti un po’ quando gli pare”, e se li gestisce da solo. In pratica è una settimana che va a letto all’una di notte e si sveglia dopo le undici.

Leggo online di diversi amici insegnanti che in questi giorni sperimentano modalità, piattaforme di didattica online cercando non tanto o non solo di proseguire con il programma, quanto di fare in modo che i ragazzi, chiusi in casa, possano comunque avere occasioni di studiare, esercitarsi ed impegnare parte del loro tempo attivamente. Trovo che sia uno sforzo encomiabile, volto al bene dei nostri ragazzi, e per quanto in casa con tre figli non sia semplice e le modalità proposte spesso impegnino anche me, accetto la confusione e cerco, ogni giorno, di imparare nuove soluzioni dal giorno precedente. Mi sono segnata qualche punto che vi propongo, vi aspetto anche sul gruppo Facebook NeoConnessi – Genitori, Figli e Internet per sapere come ve la state cavando e scambiarci qualche suggerimento.

Non esiste un genitore perfetto

La situazione che stiamo vivendo è nuova e difficile anche per noi. Siamo buoni con noi stessi, troveremo la giusta misura con il tempo. Abbiamo le nostre ansie: genitori anziani che non possiamo andare a trovare, uffici chiusi o lavoriamo a casa con i figli accanto…  Non è il momento di essere troppo esigenti con noi stessi.

Insegniamo ai figli un uso più proficuo dei loro dispositivi

I nostri figli già utilizzavano strumenti digitali, e in questi giorni li usano più del solito. Ho sempre gestito il tempo online dei miei figli: adesso devo lasciarli spesso soli. Usiamo questo momento per spiegare loro un uso più proficuo dei loro device. Fai il compito sul quaderno, poi fai la foto col cellulare e lo spedisci via Whatsapp? No: se ne ho uno a disposizione, ti mostro come usare uno scanner. Chiediamolo anche ai loro insegnanti: “Guardi, mio figlio ha fatto il compito ma non posso mandarglielo io, ne ho altri due da gestire e lavoro in casa. Potrebbe spiegare come si invia una mail, o le piattaforme che usa?”.

Definiamo degli orari

Stabiliamo degli orari per i compiti, e distinguiamo il momento in cui si utilizza un device elettronico da quello in cui si usa carta e penna. Ascolto la filastrocca del sette su Youtube, poi mi metto a fare gli esercizi sul quaderno. Ascolto un podcast, guardo un video, cerco le fonti, e poi scrivo la mia ricerca.

Distinguiamo i ruoli

Infine, impariamo a distinguere le loro responsabilità dalle nostre. Non hanno mai avuto la mamma presente in classe, eppure sono sopravvissuti. Gli mettiamo a disposizione uno spazio adeguato, un tempo dedicato, strumenti adatti… Se poi non fanno i compiti, saranno gli insegnanti ad affrontare il problema. Perché il ruolo di genitore, anche in questa strana situazione, non richiede di sostituirsi al maestro.