di Maria Cecilia Averame

Grazie al computer (internet, YouTube, videogiochi…), bambini e ragazzi entrano a contatto con le lingue straniere – soprattutto l’inglese – a partire da un’età molto precoce, circa dai due anni. Crescendo possono avere un livello grammaticale basilare, ma hanno un “maggiore orecchio” nell’identificare correttamente le parole in lingua straniera rispetto a chi l’inglese lo ha studiato sui libri con meno occasioni di ascolto.
Da piccoli si impara più facilmente una seconda lingua quando hai una persona accanto che la parla quotidianamente. Anzi: c’è chi sostiene che già prima della nascita i bambini ascoltino e familiarizzino con melodie e strutture verbali. Durante la mia prima gravidanza cantavo ripetutamente il ritornello di “Hotel California” degli Eagles alla mia pancia ogni giorno: la cosa nel mio caso non pare però aver sortito alcun effetto (fortunatamente, oserei dire).

Forse è più utile far sentire la stessa filastrocca ogni sera, in modo chiaro e semplice, scandendo e traducendo le parole: posso cantare “twikle twinkle little star” a mio figlio, introducendo che “star” è stella, e ripetendolo poi in situazioni di vita reale, magari in una piacevole serata estiva all’aperto. In tal modo, ci può essere utile Little Fox Music Box (indicata fino ai 5 anni) un’app che riprende alcune delle più note canzoncine e filastrocche inglesi (e tedesche) che il bambino può ascoltare, visualizzare attraverso scene interattive in cui cliccare su ambiente e personaggi, ma anche cantare in modalità karaoke registrando la propria voce sopra la musica, per riascoltarsi.

Sempre “sfruttando” il momento della buona notte, interessante è la versione digitale del libro The Going to bed book by Sandra Boynton (per iPad e iPhone, età suggerita >4 anni), autrice e illustratrice di libri per bambini, dove il testo viene letto a voce alta e i personaggi sono alle prese con le varie attività necessarie prima di andare a dormire: lavarsi i denti, fare il bagno, mettersi il pigiama… Interessante potrebbe anche essere ascoltare la storia in inglese, e in seguito leggere il libro “cartaceo” pubblicato anche in lingua italiana.

Ultima segnalazione per i più piccini è Fun with Flupe – English Words di Helen Doron (>2 anni). L’app nasce da una serie di libri scritti per l’apprendimento delle lingue secondo il metodo dell’autrice. Attraverso una serie di “card” animate i bambini entrano a contatto con figure, suoni, animazioni, personaggi, colori etc. su cui “cliccare” e di cui scoprire il significato, procedendo immagine dopo immagine. Nota positiva: l’applicazione, disponibile sia per Apple che per Android, è gratuita.

Quando diventano più grandi e frequentano la scuola, invece che proporre noi applicazioni o piattaforme educative, possiamo guardarli giocare o – ancora meglio – giocare con loro per scoprire come la conoscenza dell’inglese sia una competenza onnipresente anche nel mondo videoludico. Soprattutto se i nostri ragazzi giocheranno in rete ai MMORPG (giochi di gruppo online).
Dal recente Among Us a League of Legends, dal classico Minecraft a Fortnite quello che caratterizza questi giochi online è che le sessioni di gioco vedono sfidarsi ragazzi da ogni parte del mondo. Mentre giocano i nostri figli chattano, mandano messaggi testuali o vocali e lo fanno in inglese. Le frasi scorrono sullo schermo, con sintassi elaborate e acronimi come “gg” (good game), “lol” (laughing out loud), “bb” (bye bye) con cui i ragazzi prendono confidenza e comunicano live in tutto il mondo.

Un inglese “applicato” che i ragazzi più grandi possono in seguito verificare, facendo elenco delle parole utilizzate, creando un vocabolario personale per analizzarlo. Può diventare spunto per un approfondimento sia per noi che per loro: “Binge watching” ad esempio è un’espressione inglese che indica “guardare una serie televisiva in maniera compulsiva e continuativa”. Ma da dove ha origine il termine? È composto da “binge” che vuol dire abbuffata, e il verbo “to watch”, guardare, coniugato al gerundio. E adesso: siete pronti a scoprire da dove derivi il loro scontento quando il gioco a cui stanno giocando in rete inizia a “laggare”? Buona ricerca.