di Paolo Paglianti

Sono giornate molto “strane” in #casaPaglianti. Da tre settimane siamo chiusi in casa, avendo rinunciato a qualsiasi momento di socialità come serate al pub, uscite con gli amici o pomeriggi al cinema. All’inizio, le #figliepaglianti – Sara di 15 anni e Emma di 11 – erano ovviamente molto felici di farsi qualche giorno a casa e saltare la scuola, ma si sono accorte presto che c’è poco da gioire nella situazione presente, con un bollettino di guerra quotidiano che ci fa capire quanto sia importante #stareacasa.

Insieme a mia moglie Raffaella, anche lei superconnessa (è giornalista su un sito di tecnologia e viaggi), abbiamo quindi ragionato su come rendere la quotidianità di questa clausura forzata un po’ più tollerabile, cercando di inventarci qualche “trovata” per renderla sopportabile e magari, nei limiti, divertente. Sapete, io sono un videogiocatore dagli anni ’80, quando non c’era ancora Internet e i videogame avevano una grafica che oggi trovereste tutti orribile, di pixelloni a 8 colori. Ora i giochi sono diventati quasi fotorealistici, ma se c’è una loro caratteristica che non è cambiata è l’aspetto degli “obiettivi”. I videogiochi sono divertenti e soprattutto coinvolgenti perché propongono al giocatore delle mete, e lo premiano. Negli ultimi anni, questo aspetto che forse sembra banale è diventato una teoria molto articolata, una filosofia di marketing: la gamification. Per farla breve, è quel brivido di sottile piacere che sentite quando riempite la scheda dei punti del supermercato.

Come si “gamifica” una giornata in casa

Così, abbiamo “gamificato” la giornata in #casapaglianti il più possibile. Abbiamo chiamato le ragazze in salotto e abbiamo mostrato un cartellone – per fortuna qualche foglio A3 lo avevamo ancora in casa – abbinando attività e “punteggi”. Aiutare la mamma a raccogliere per casa i vestiti da lavare? 3 punti. Dare una mano a sparecchiare senza lamentarsi come se fossero vittime di una punizione divina? 1 punto. Usare meno di un rotolo di carta igienica al giorno? 2 punti.

Abbiamo però tenuto fuori i compiti: quelli si fanno, e basta. Non ci sono premi, è il loro dovere. Certo, in questo periodo cerchiamo di allentare un po’ la pressione, ma compiti, doccia, ordine “basic” sono fuori dalla gamification perché sono doveri e basta. Se non fai i compiti, non è che non ti do punti, piuttosto il cellulare rischia di sparire nell’iperspazio delle punizioni!

Parliamo di premi

Qua bisogna avere un po’ di fantasia per ottimizzare la situazione di ognuno di noi. Si possono spendere 10 punti per scegliere il programma TV da vedere durante la cena. Lo so, non si dovrebbe vedere la TV mentre si mangia, ma dopo tre settimane di casa ringrazio Dio che non ci tiriamo i piatti, quindi qualche piccola eccezione alla regola “normale” la tolleriamo. Questo mi ha condannato a vedere ininterrottamente film, serie TV e reality che pre-pandemia non avrei seguito nemmeno sotto tortura. Per 20 punti, spesi però da entrambe le figlie (40 in totale) possono tirar tardi una sera, oltre mezzanotte, usando TV e cellulari. Visto che spesso giochiamo ai giochi da tavolo, con altri 25 punti possono scegliere il gioco – ma mai tre volte di fila lo stesso, sennò viene a noia agli altri.

Infine, il mega premio settimanale da 50 punti a testa è che possono passare la notte in salotto, dove – proprio prima della pandemia – è arrivato il nuovo divano letto, pensato per ospiti che ora non possono neppure venire. Per le #figliepaglianti è un premio pazzesco, che è abbinato naturalmente a una selezione di film d’autore: un’ottima occasione per loro per vedere (o rivedere) classici degli anni ’80 e ’90 come Indiana Jones, Dirty Dancing, Arma Letale, approvati dai #genitoripaglianti – che nel frattempo hanno una serata “libera” in camera per vedersi una serie come The Outsider, non particolarmente adatta ai ragazzi.

Il sistema dei punti e il montepremi

Il trucco dei punti è molto semplice: dovete creare un “montepremi” totale che corrisponda a una settimana di attività. Quindi, se ogni giorno pensate di elargire tra raccolta indumenti, sparecchiature, rimettere in ordine quello scaffale che è tre anni che non toccano, un totale di 50 punti, in sette giorni le pupattole dovrebbero raccoglierne circa 350, che corrispondono a due serate in salotto (poi si esagera e non diventa più un “evento”, quindi mai due volte di fila e mai tre volte alla settimana), 3 scelte di giochi da tavolo per Sara e 3 per Emma, e un paio di serate “a letto tardi”.