di Elisa Salamini

La sera per noi è diventato ormai un rito, ci mettiamo insieme sul divano e guardiamo un film o un nuovo episodio di una serie tv. Certo, arrivare alla scelta del titolo che piaccia a tutti non è semplice. Capita a volte che ci sia qualche defezione, ma in generale riusciamo ad accontentare tutti.

Sì, perché non è facile scegliere un film o telefilm adatto alla visione condivisa con bambini e preadolescenti. Quando sfogliamo le librerie infinite delle piattaforme on demand ci sembra impossibile non trovare il titolo giusto, ma spesso finiamo ingarbugliati in una serie di vincoli e paletti che ci relegano nell’indecisione più totale. In primo luogo non vogliamo rischiare di urtare la sensibilità dei più piccoli con scene di violenza e sesso troppo esplicite oppure di esporli a temi troppo distanti dalla loro maturità: Narcos può piacere a papà, ma di certo non è adatta ai bambini, gli intrighi di Downton Abbey ipnotizzano la mamma, ma il resto della famiglia sbadiglia… D’altro canto non possiamo neanche infliggere ai giovanissimi titoli “troppo impegnati”, che finirebbero per annoiarli e allontanarli dalla riunione familiare. E anche quando ci viene l’illuminazione di proporre un film che a noi era piaciuto tanto quando eravamo giovani (chi non ci ha provato con La storia infinita o E.T.?), presto ci rendiamo conto che per ritmi narrativi e storie raccontate quei titoli sono ormai troppo distanti dai gusti dei nostri figli.

A quel punto la tentazione di ricorrere ciascuno a uno schermo diverso potrebbe essere forte, talvolta legittima, ma tentare di trovare un compromesso vale la pena. Negli anni ‘80, quando lo schermo per antonomasia era la televisione nella sua fase commerciale, si parlava di Joint Media Engagement e si facevano delle ricerche sugli effetti che la visione di un (buon) programma tv aveva sui bambini se condivisa con un genitore o un educatore. Le conclusioni erano abbastanza perentorie: i bambini non imparano dalla tv, a meno che davanti allo schermo con loro non ci sia qualcuno che spiega ciò che non capiscono e risponda alle loro domande, stimolando pensiero e parola.

In casa nostra, in effetti, la visione condivisa di un film o di una serie tv innesca facilmente momenti di dialogo sulle scene che vediamo scorrere sullo schermo. Non mi aspettavo per esempio, che i miei figli si appassionassero con me alla serie storica The Crown, dedicata alla monarchia inglese e in particolare alla vita di Elisabetta II. Le domande invece sono piovute a raffica, praticamente su tutto: cosa significa abdicare? Perché lei è regina e lui non è un re? Perché c’è un primo ministro se c’è già una regina? Più di una volta abbiamo dovuto sospendere la visione per trovare le risposte, a volte cercandole su Wikipedia. Anche quando il 1° Maggio abbiamo rivisto il film Billy Elliott per festeggiare la giornata dei lavoratori, non sono mancate le domande: si spaziava dalla sfera più intima (la morte precoce della mamma, l’amore di Billy per la danza osteggiato dai pregiudizi della sua stessa famiglia, l’emergere delle identità anche nell’orientamento sessuale…) a quella sociale (gli scioperi, la povertà delle persone, gli schieramenti operai contrapposti e le loro motivazioni). Mi chiedo: se avessero visto il film da soli cosa avrebbero colto? Di certo l’immediatezza del protagonista e la sua passione per la danza (e già questo potrebbe essere sufficiente), ma i temi più complessi si sarebbero persi. Tante domande sarebbero rimaste senza risposte e l’occasione per affrontare temi straordinari, spesso accantonati perché “non è il momento”, sarebbe andata perduta.

Nell’ottica dunque di agevolare l’approfondimento e il confronto, è logico che la scelta del film e della serie tv da vedere insieme ai bambini e ai ragazzi ha un certo peso, perché i titoli selezionati potenzialmente potrebbero diventare nostri alleati per affrontare argomenti e situazioni che ci stanno a cuore. E per questo vale la pena di dare uno sguardo a trailer, recensioni e siti per genitori, per capire quali contenuti stiamo per proporre ai nostri figli e soprattutto quali opportunità non solo di intrattenimento ma anche di dialogo ci potrebbero offrire.