di Roberta Franceschetti

Sono cresciuta ascoltando le storie della buonanotte di mia nonna: un’avvincente versione romanzata della sua vita, che mixava elementi fiabeschi con vicende della sua infanzia felice sulle colline piemontesi e della sua giovinezza avventurosa e drammatica in tempo di guerra. Il mio universo di adulta e il modo in cui guardo il mondo oggi è stato plasmato da quei racconti. Poi sono arrivati i cartoni animati, come i Barbapapà, che hanno costruito lo spirito ecologista della generazione di bambini cresciuta negli anni Settanta e Candy Candy, una Rossella O’Hara in salsa anime, che ha segnato la mia educazione sentimentale di preadolescente. Da sempre – fin da quando l’uomo si riuniva attorno al fuoco in una caverna – le storie veicolano idee, tradizioni, valori e ci permettono di trasmettere sapere di generazione in generazione.

I cartoni animati propongono modelli ai bambini
Per questo, nessuna narrazione può essere neutra, nemmeno quelle dei cartoni animati pensati per i più piccoli, che influenzano i bambini e possono proporre modelli più o meno positivi. Soprattutto, possono stimolare l’immaginazione, la creatività e la curiosità, tipiche dell’infanzia e spesso così spiazzanti per noi genitori. Nella famigerata fase dei “perché?” mi è capitato spesso di essere messa in difficoltà da una domanda semplice, ma destabilizzante di mio figlio. Per lui nulla era scontato e tutto poteva essere indagato e messo in discussione. Per lui il mondo si apriva verso infinite possibilità. Questa magia dell’infanzia può essere stimolata dai libri, dai giochi che proponiamo ai bambini e, ovviamente, anche dai cartoni animati che guardano sugli schermi. Oppure può essere appiattita su modelli preconfezionati e sempre uguali a se stessi che certi libri, giochi e cartoni offrono.

Peppa Pig, Masha e PJ Masks: quali modelli propongono
Prendiamo per esempio Peppa Pig, uno dei personaggi più amati dalla prima infanzia. Come racconta Anna Antoniazzi nel libro “Dai Puffi a Peppa Pig: media e modelli educativi”, la protagonista della serie è una maialina capricciosa e dispotica, per la quale vale l’equazione voglio=ottengo. Peppa non mette però mai in discussione veramente il sistema degli adulti, è sempre politically correct, per questo è così rassicurante per i genitori.

Diverso è il personaggio di Masha, una bambina vivace alla scoperta del mondo intorno a lei. Sotto l’occhio vigile ma discreto di Orso, che rappresenta il mondo adulto, Masha è libera di esplorare, di combinare disastri, di infrangere le regole per autocorreggersi, proprio come tutti i più piccoli dovrebbero poter fare.

Nei PJ Masks ogni personaggio è differente, a partire dal proprio potere speciale, ma solo collaborando e mettendo al servizio del gruppo il proprio talento potrà raggiungere i propri obiettivi: nella serie quello che emerge sono quindi soprattutto i valori dell’amicizia e della comprensione, oltre a quello della diversità. Il Male rappresentato nella serie è però sempre assoluto e privo di riscatto. È privo di sfumature e non si presta quindi all’analisi e all’interpretazione.

Non tutti i racconti che proponiamo ai nostri figli sono quindi in grado di stimolare allo stesso modo il bambino a immaginare mondi differenti, a confrontarsi con la diversità, presentando la ricchezza e la meraviglia dell’esistenza. Per questo è importante selezionare anche le serie animate che ormai possono seguirli ovunque e in qualunque situazione dato che accade sempre più spesso di vederle su YouTube o tramite i servizi on demand, attraverso device mobili come Smartphone e Tablet. Tanto più che i cartoni animati hanno un impatto più incisivo rispetto ad altri media, perché tendono a costruire universi pervasivi che accompagnano i più piccoli in ogni momento della giornata: i protagonisti spesso diventano anche libri, giocattoli, zaini, diari, tovagliette per la colazione…

I criteri per selezionare i cartoni animati per bambini
Come selezionarli? Applicando criteri simili a quelli che adottiamo per scegliere un albo illustrato o un libro, che devono:

  • Essere uno stimolo all’immaginazione e all’interpretazione libera del bambino
  • Veicolare messaggi positivi ma non banali
  • Essere spunto da cui partire per costruire un dialogo
  • Avere qualità estetica (il diritto alla bellezza vale anche per i bambini)
  • Essere neutri nel genere, ovvero lontani dai tradizionali stereotipi rispetto ai ruoli maschile/femminile e rispetto ai modelli familiari
  • Dare la possibilità ai bambini di rielaborare le proprie emozioni e le proprie esperienze

In questo modo potremo anche trasformare il tempo trascorso davanti agli schermi da parte dei nostri figli in momenti di confronto su temi importanti per la loro crescita. E perché no, condividere la visione dei cartoni animati selezionati insieme.