Indossare un casco che ha uno schermo davanti ai vostri occhi, un paio di guanti la cui posizione viene rilevata dal PC, e immergersi letteralmente in un mondo che non esiste. Questa la promessa della Realtà Virtuale (VR per gli amici), “inventata” dagli autori di fantascienza negli anni ’70 e ’80 e diventata solida e reale negli ultimi 15 anni. Qualcuno avrà visto i primi, timidi esperimenti di fine millennio – più che altro, dei bizzarri “accrocchi” grandi quanto una stanza di medie dimensioni e con una grafica che tutto sembrava tranne che “reale”: oggi la Realtà Virtuale può entrare in ogni casa in forma smagliante e senza spendere migliaia di euro.

 

Dai romanzi di fantascienza al salotto di casa vostra

Che qualcosa bollisse in pentola l’abbiamo capito nel 2014, quando il gigante Facebook investì quasi tre miliardi di dollari per acquisire Oculus, azienda pionieristica nel mondo della VR, tra le cui fila appariva già un nome che molti giocatori conosco assai bene: John Carmack, il papà di Doom e Quake, e genio indiscusso della programmazione videoludica. Lo stesso anno, Sony annunciava il suo progetto Morpheus, che poi è arrivato nei negozi due anni dopo come PlayStation VR, ovvero il caschetto della Realtà Virtuale da collegare semplicemente alla console di casa. Google, per non essere da meno, ha creato negli stessi anni Cardboard – una serie di App in VR che sfruttano gli smartphone Android e un visore economicissimo in cartone per lanciarsi giù nel cyberspazio senza spendere praticamente nulla. 

 

Cosa si fa nella Realtà Virtuale

È veramente arduo “spiegare” la VR a chi non l’ha mai provata – sarebbe un po’ come cercare di far capire cos’è un film a qualcuno che arriva dall’800 e non ha mai visto né un cinema né una TV. Di base, il caschetto isola il giocatore e gli propone una visuale personalizzata sul mondo virtuale. Quando il giocatore ruota la testa o alza/abbassa lo sguardo, il visore percepisce il movimento e mostra quello che vedrebbe in quel mondo facendo lo stesso gesto. Il risultato è un’immersione senza pari in un mondo virtuale. 

Esistono centinaia di videogiochi o di “esperienze” di VR. Per esempio, è possibile visitare l’antica Roma con Rome Reborn, oppure visitare il Titanic. Si  può vivere un’avventura nel mondo di Star Wars o salire su un ottovolante

 

Non è solo un videogioco

Sebbene l’aspetto videoludico sia il più celebre e sfruttato, la VR può essere utilissima per l’apprendimento. Per esempio, la britannica BBC ha realizzato diversi documentari in VR, che possono essere “utilizzati” anche con il semplice Cardboard di Google, come questo sui raid inglesi durante la WW2.

Oppure esistono degli interi musei virtuali da esplorare in 3D.

 

La VR fa male?

Molti genitori si preoccupano dell’eccessiva immersività, anche perché quale che sia il device che useremo, comunque avremo uno schermo a pochi centimetri dagli occhi. Ovviamente, come per tutte le cose, non bisogna esagerare e in generale si consigliano delle sessioni di “gioco” non superiori ai 15/20 minuti, dopodiché è meglio riposare gli occhi. C’è però un altro inconveniente: si chiama chinetosi, ed è in pratica il mal di mare al contrario. Quando siete su una nave, magari in un cabina senza finestre, il vostro corpo percepisce il movimento sulle onde mentre per gli occhi siete fermi e questo crea a qualcuno di noi un disagio più o meno fastidioso. Nella VR succede esattamente il contrario: gli occhi percepiscono un movimento che invece non esiste per il vostro corpo, e questo a diversi utenti dà assai fastidio. Purtroppo non esistono ancora rimedi, ma sappiate che gli sviluppatori di giochi e titoli VR sono perfettamente a conoscenza di questo problema e creano App dove il movimento è sempre fluido e mai repentino, proprio per limitare il disagio. 

Sempre più spesso, in musei o centri commerciali, è possibile trovare degli stand di VR – magari per uno spettacolo, o dimostrativi della tecnologia. La prossima volta, ora che sapete di che si tratta, fate un tentativo!