a cura della Redazione

Oggi bambine e bambini a scuola sono spesso coinvolti nell’apprendimento del coding, cioè delle basi della programmazione informatica, e in momenti di robotica educativa, attività che incentivano lo sviluppo del pensiero computazionale e l’attitudine all’analisi e alla risoluzione dei problemi.

Per avvicinare le classi al conding all’inizio non vengono usati computer e software, ma i bambini vengono coinvolti in attività definite “unplugged”, che utilizzano strumenti non digitali per introdurre i concetti della programmazione. Si tratta di imparare un linguaggio e una sequenza, per esempio per muovere un personaggio e arrivare a un obiettivo, ma anche di mettere alla prova le proprie life skill e la creatività.

Una volta rotto il ghiaccio con le attività “analogiche”, a scuola uno degli strumenti più usati per avvicinare al coding è il noto Scratch e l’app per tablet ScratchJr, ma esistono anche diverse app che possono essere usate in famiglia per familiarizzare con questa disciplina digitale, così vicina al gioco e allo stesso tempo profondamente educativa.

Apple ha creato Swift Playgrounds per insegnare il coding ai bambini tra gli 8 e i 12 anni. Si basa su livelli da superare, lezioni guidate e sfide per esplorare le possibilità del codice in maniera coinvolgente.

La logica di programmazione “visiva” di Scratch, che procede per elementi grafici che vengono trascinati e posizionati sull’area di lavoro, è stata usata da altre app come Hopscotch e Thinker, mentre per i più piccoli c’è l’app Codespark Accademia che grazie a simpatici mostri propone una serie di attività di apprendimento interattivo tra cui puzzle, giochi, progetti creativi passo-passo e game design che possono essere monitorati dai genitori.

Grazie ai principi appresi con questi strumenti si può arrivare a realizzare un videogioco e programmare le azioni di un giocattolo, per esempio… un coccodrillo!