di Luigina Foggetti

Se le immagini, i video o i messaggi che i ragazzi pubblicano sui social media possono scadere magicamente dopo 24 ore, questo cambia ciò che si decide di condividere? La risposta ovviamente è sì. Gli adolescenti hanno molta familiarità con l’arte della condivisione di contenuti online che scompaiono nell’arco di una giornata, ma cosa realmente comporta questo forse non lo sanno. E spetta a noi genitori renderli consapevoli.

Cosa sono le stories e gli status?
In poche parole, il contenuto temporaneo – comunemente chiamato stories – è un modo per condividere messaggi e momenti della giornata con amici e follower. Instagram, per esempio, consente agli utenti di pubblicare foto e video che appaiono nella sezione “Storie” nel profilo che svaniscono dopo 24 ore. Su Snapchat – ormai quasi in disuso in Italia – puoi scambiare immagini e video in messaggi che scompaiono una volta visualizzati.
Il precursore è stato Snapchat (nato nel 2011), poi è arrivato Instagram (2016 per le Stories) seguito da WhatsApp (2017 per gli Status) e da Facebook (sempre 2017 con piattaforma social e Facebook Messenger).

Perché piacciono tanto ai giovani?
Le 24 ore, dunque, sono il nuovo standard temporale per i contenuti digitali? Sicuramente è un modo di condividere contenuti che piace ai giovani, che vedono nello scatto fotografico un’istantanea dell’esperienza vissuta in quell’istante, più che un ricordo da conservare per il futuro.
Una ricerca dello scorso anno condotta da ChildNet – un ente di beneficenza inglese che mira a rendere Internet un luogo sicuro per bambini e giovani – mostra che l’86% degli adolescenti utilizza contenuti temporanei, con un 40% che li utilizza ogni giorno.
Uno dei motivi principali per cui è così popolare è perché gli utenti pensano di non doversi preoccupare così tanto di pubblicare qualcosa di cui potrebbero pentirsi. Molti sentono, inoltre, meno pressione sociale e più libertà di esprimersi in questo modo, poiché c’è meno enfasi sui Mi piace o sui commenti.

Allora, dov’è l’inghippo?
Il problema principale è che offre ai giovani un falso senso di sicurezza, quando può benissimo capitare che i contenuti compromettenti vengano ‘screenshottati’ e condivisi in una cerchia più ampia, con la possibilità di causare danni emotivi o reputazionali. La ricerca di ChildNet ha evidenziato che il 56% dei giovani utilizza i contenuti temporanei per inviare cose che normalmente non condividerebbero.
Quando si tratta di condivisione di immagini esplicite o invio di commenti offensivi, farlo in un formato temporaneo può essere visto come un’opzione priva di rischi. Pertanto è più importante che mai che i genitori parlino ai propri figli dei rischi connessi alla condivisione di contenuti su Internet che scadono.

Il dialogo, come sempre, è alla base di tutto
Come per tutte le sfide della genitorialità, la comunicazione equilibrata ed empatica è fondamentale. Bisogna cogliere il momento giusto e parlarne in modo naturale: che sia quando li portiamo a scuola in macchina o chiacchierando a tavola, partendo da una notizia o un fatto accaduto a un amico. Riflettiamo insieme a loro.

Niente scompare veramente online
Che avvenga tramite uno screenshot, una registrazione dello schermo o uno scherzo di un amico che ci prende il telefono di nascosto, è fondamentale ricordare ai nostri figli quanto sia facile per gli altri acquisire e condividere i contenuti pubblicati nelle stories o in uno stato temporaneo di WhatsApp.

Pensare prima di condividere
Ricordargli che è meglio fare una pausa e pensare se le cose che condividiamo online potrebbero avere un impatto sulla nostra reputazione, piuttosto che pentirsene in seguito. Contare fino a 10 è sempre stata la regola per salvarci dai nostri stessi errori.

Insegnagli a proteggersi
Capita spesso che i ragazzi e le ragazze cedano a provocazioni o accettino sfide sconvenienti. Oltre ad accettare queste sfide spesso si riprendono e pubblicano video e foto nelle loro stories per dimostrare che la sfida è stata accettata e superata. Senza pensare che tra i propri follower ci possa essere qualcuno che non doveva vedere quei contenuti.
Vale, come sempre quindi, la vecchia regola che riassume tutto, sia per i messaggi privati sia per contenuti condivisi online: “Non pubblicare mai qualcosa che non vorresti vedesse il tuo peggior nemico, e tua madre”.