Videogiocare è divertente, piace ai bambini, piace anche a molti adulti, ma anche creare i propri videogiochi può essere molto gratificante. Allora perché non renderla un’attività di famiglia? Ci sono diverse piattaforme che consentono anche ai più piccoli di imparare a programmare creando dei semplici giochi. 

 

All’inizio era Scratch

La prima, per longevità, diffusione e immediatezza, è sicuramente Scratch. È un linguaggio di programmazione “a blocchi”, cioè i comandi sono dei pezzetti di puzzle che incastrati tra loro nella giusta posizione daranno vita ad un gioco. Quale gioco? Quello che andremo noi a creare, modificando pezzo pezzo ogni elemento e ogni passaggio. È possibile creare il proprio personaggio, chiamato “sprite”, lo scenario, gli elementi di interazione e così via. 

Scratch è nato nel 2003 dal lavoro del gruppo Lifelong Kindergarten del MIT Media Lab, guidato da Mitchel Resnick e da allora è stato il metodo più utilizzato per insegnare la programmazione ai bambini. L’approccio del gruppo Lifelong Kindergarten (che potremmo tradurre con “scuola dell’infanzia per tutta la vita”) è un approccio di esperienza diretta, esperimento, creatività, condivisione, molto lontana da una “lezione di informatica”. Trovare la “giusta posizione” ai tasselli di Scratch non vuol dire che esista una sola soluzione, ma solo che la programmazione richiede, come quella degli adulti, precisione, cura dei dettagli e ricerca dell’errore. L’ambiente di Scratch permette una espressione libera della propria creatività.
Qualche esempio? Un bimbo potrebbe scegliere di inserire nel gioco il suo personaggio preferito, i genitori potrebbero ricreare i videogiochi della loro infanzia, oppure il fratello maggiore creare un gioco con le tabelline per insegnarle al minore. 

Per i più piccoli esiste anche una app per smartphone e tablet, Scratch junior, semplificata e senza parole, in modo da poter essere accessibile anche in età prescolare, tra i 5 e i 7 anni.
Scratch può introdurre anche al making, per costruire giochi e controller esterni, perché integrabile con strumenti come Makey Makey, la scheda programmabile Micro:bit o i componenti programmabili della Lego. Attraverso Scratch, quindi, potremmo comandare una macchinina o muovere delle scimmiette Lego usando come controller il Micro:Bit.
La comunità di Scratch è diffusa in tutto il mondo e quindi è facile trovare spunti, suggerimenti e progetti da prendere e rielaborare, senza partire da zero. D’altronde il nome Scratch deriva proprio dall’idea di mixare progetti diversi come fanno i dj con i dischi.

 

Make Code di Microsoft

Dal mondo Microsoft è arrivato negli ultimi anni un nuovo linguaggio “a blocchi”, Make Code. A differenza di Scratch in questo caso la programmazione non “gira” da sola ma si appoggia su strumenti esterni e uno di questi è il famosissimo Minecraft. I bambini potranno così programmare il loro nuovo “superpotere” per Minecraft o creare nuovi scenari, partendo però da un linguaggio semplice, quello dei blocchi.

Con Makecode inoltre è possibile programmare Micro:bit, come Scratch ma anche Circuit Playground Express e una serie di schede programmabili adatte anche a ricreare giochi in stile anni ’80. Usando Microsoft Arcade possiamo infatti programmare il nostro piccolo gioco, seguendo un tutorial oppure no, e installarlo su una scheda per crearci la nostra console portatile. Per giocare in famiglia il sito suggerisce anche di creare (usando una scheda Raspberry Pi programmata con Makecode) una postazione gioco di cartone, oppure un tavolino Ikea, accessoriati con tasti e piccoli joystick. Un bel lavoro per coinvolgere grandi e piccini.

 

App Inventor per i più grandi

Per i più grandi è possibile pensare anche di creare applicazioni di gioco che funzionino sullo smartphone. In questo caso vi consigliamo App Inventor, sistema basato sul linguaggio di programmazione Blockly, dell’MTI e sviluppato da Google.

Tutti gli esempi sopra sono veri e propri linguaggi di programmazione, anche se mediati dai blocchi e quindi traducibili in linguaggi come JavaScript o Python. È possibile così imparare in modo divertente a programmare “come i grandi”.

 

Kodu, un sistema visuale

Ci sono però anche ambientazioni per creare videogiochi che possono essere altrettanto divertenti, senza l’utilizzo di un vero e proprio linguaggio. Restando in ambiente Microsoft, Kodu merita sicuramente una citazione. In questo caso non parliamo di coding, perché non si tratta di programmazione in senso stretto ma della possibilità, comunque, di creare videogiochi attraverso un sistema visuale. I giochi così realizzati sono tridimensionali e compatibili anche con la console Xbox e possono essere di diversa tipologia: racing, strategia, RPG, avventura, puzzle…

 

Il laboratorio di Nintendo

E se volessi invece programmare direttamente dalla console? Nintendo propone “Laboratorio dei giochi” per Nintendo Switch. Qui comandi, tasti e personaggi si chiamano Nodon e vanno collegati tra loro per creare un videogioco platform oppure un gioco di racing o un flipper. Il Laboratorio dei giochi è giocabile da soli, in famiglia, ma anche online a distanza, copiando e condividendo le opere di altri.

E voi? Quale gioco di famiglia vorrete creare?