di Paolo Paglianti

“Mamma/papà, mi compri questo videogioco?”. Siamo sicuri che praticamente ogni genitore del nostro Paese si senta fare questa domanda dai propri pargoli almeno con cadenza settimanale. Il dubbio, specie per i genitori che non videogiocano, è spesso quello di acquistare un videogame che poi, una volta arrivato sulla PlayStation o Xbox, si dimostri troppo violento o comunque inadatto ai propri figli.

In aiuto dei genitori responsabili, ma che non giocano e non conoscono le differenze tra Call of Duty e GTA V, c’è il PEGI. È il sistema di rating dei videogame, creato proprio dalle aziende di videogiochi, che valuta ogni videogame venduto in Europa. Su ogni confezione fisica (i DVD-Box che trovate nelle catene di supermercati o quelle specializzate in videogame) o su ogni pagina dei negozi virtuali, c’è un bollino con un numero e un fondo colorato.

Se sulla confezione trovate uno dei due livelli, 3 e 7, con fondo verde, siete davanti a un gioco adatto praticamente a qualsiasi giocatore. Non ci sono contenuti visivamente violenti, non si parla di droga o sesso, non ci sono momenti “paurosi”. Per esempio, Super Mario 3D World per console Nintendo Switch ha un rating 7: l’idraulico più famoso del mondo dei videogiochi può saltare in testa ai nemici per farli fuori, o può essere “ucciso” pure lui dai numerosi nemici, ma la grafica colorata e fumettosa non contiene un briciolo di violenza “realistica” (come schizzi di sangue o teste che volano).

Nei videogiochi di Super Mario si possono mettere fuori combattimento i nemici oppure rimanere “uccisi”, ma la grafica è sempre cartonesca e fumettosa

I due livelli successivi, 12 e 16, con fondo arancione, indicano che il gioco in oggetto è rivolto a un pubblico più maturo. Per i giochi “livello 12” ci può essere moderata violenza, allusioni sessuali, espressioni volgari, ma in entità e quantità che non devono disturbare un ragazzino di 12 anni. Fortnite ha un PEGI 12, per esempio: i ragazzini si affrontano con fucili e martelloni, ma il livello di violenza è poco realistico.

Nel livello 16, è presente violenza o attività sessuale simile a quello della vita reale, ci può essere linguaggio scurrile e riferimento a droghe, alcol o tabacco. Spider-Man, il videogame per PlayStation in cui si impersona l’Uomo Ragno alle prese con una marea di delinquenti della Grande Mela, e dove si spara, picchia e combatte, è livello 16; anche Tekken 7, un gioco di combattimento in cui i due partecipanti si affrontano in un’arena a suon di calci e pugni, è livello 16.

Infine, c’è il livello 18: qua ci sono tutti i videogame che sono rivolti a un pubblico maggiorenne. La violenza raggiunge un livello tale da risultare di possibile difficile comprensione per un ragazzino più piccolo, magari con atti violenti verso vittime indifese. Droga, sesso, attività illegali non solo sono presenti, ma vengono esaltate come attività proficue e il giocatore potrebbe essere coinvolto in esse. Qua ci sono giochi come i Call of Duty (in uno dei capitoli, il giocatore deve interrogare e torturare un prigioniero), o l’onnipresente GTA V, dove si controllano tre fuorilegge – uno dei quali si “presenta” al giocatore mentre sta facendo sesso violento con una signora e subito dopo uccide a mani nude il di lei fidanzato perché ha interrotto il rapporto. Questi giochi non dovrebbero mai finire in mano ai ragazzini minorenni.

Call of Duty è un altro gioco PEGI 18: il dettaglio grafico ormai molto vicino a un film d’azione e le situazioni di continua battaglia – anche in contesti come aeroporti civili o nel cuore di Londra – non sono adatti a un pubblico non maturo

The Division 2 è un gioco PEGI 18: non solo per la grafica ultrarealistica e per i combattimenti, ma anche per le tematiche. Un ragazzino potrebbe rimanere disorientato in un mondo di gioco in cui c’è una pandemia che ha ucciso buona parte della popolazione e ha dato il via a violenze e saccheggi

Naturalmente, è bene sottolineare che l’età del PEGI indica il livello di violenza, non di difficoltà. Il videogioco FIFA 2021 ha PEGI 3+, ma questo non vuol dire assolutamente che un bambino di 3 anni possa giocarci – non riuscirebbe nemmeno a farlo partire, probabilmente.

Oltre alle label dell’età consigliata, il PEGI offre una serie di simboli che indicano i contenuti del gioco. Per esempio, il “pugno” indica che è presente violenza, il “ragno” che ci sono situazioni di paura, la “siringa” che ci sono riferimenti a sostanze stupefacenti. Trovate la descrizione dei label di età e dei simbolini su questa pagina.

Ovviamente, l’arbitro finale è sempre il genitore: solo voi potete sapere se vostro/a figlio/figlia è pronto per giocare a un videogame più o meno maturo. Se può spaventarsi vedendo un videogame in cui ci sono fantasmi, oppure situazioni particolarmente violente, o se un personaggio che usa un linguaggio scurrile può procurargli disorientamento. Il consiglio che vi diamo è di sedervi insieme a lui/lei e vedere com’è il gioco che vuole provare – come fareste magari alla prima visione della sua vita di un film un po’ più oscuro e violento, per capire se si diverte o se rimane troppo colpito dalle immagini più forti. Magari piacerà anche a voi!